Il 3 novembre è morto Nando Taviani, pensatore e studioso originale di teatro, fratello di lavoro dal 1969 di noi tutti all’Odin Teatret. Era il nostro consigliere letterario, co-autore di testi e ispiratore di progetti che hanno reso il nostro gruppo teatrale un incoraggiamento e una vocazione per molti altri.

Insieme abbiamo progettato i cinque mesi del soggiorno dell’Odin a Carpignano Salentino nel 1974, lì dove nacque l’idea e la pratica del “baratto”. Era accanto a noi quando visitammo nel 1976 per la prima volta l’America Latina e scoprimmo che esistevano le isole galleggianti del Terzo Teatro, i gruppi teatrali che credevano che si potesse cambiare se stessi e addirittura la società. In fitto dialogo inventammo l’antropologia teatrale e mettemmo su una scuola che si chiamava ISTA, internazionale e laboratoriale nella sua ricerca pura sulla tecnica dell’attore. Durante i lunghi mesi di prove a Holstebro per uno spettacolo, Nando cercava di liberarsi dai suoi impegni universitari in Italia e accompagnare il nostro “viaggio” il più a lungo possibile. Rinchiusi con gli attori in sala per 10-12 ore, e poi a casa mia per alcune ore, discutendo, vaneggiando, scoprendo, equivocandoci, prima di crollare di stanchezza. “Adesso telefono e lo racconto a Nando”. Quante volte l’ho fatto — dieci mila, venti mila volte. Fino a un paio di mesi fa ci sentivamo regolarmente e i suoi consigli finali riguardavano una Fondazione che volevo creare. L’ho visto per l’ultima volta tre settimane fa. Stentava a parlare e a stare in piedi. Quando ci separammo volle alzarsi da solo, senza aiuto. In uno sforzo sovrumano mi abbracciò con tutta la forza della sua spossatezza e mi sussurrò: non ti lascio. Caro Nando, ci sei accanto e continuerai a volare con noi fino a quando l’Odin continuerà a sognare.

Con dolore Eugenio e tutto l’Odin

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