D. Sarebbe troppo ardito se come contributo per thenandless inviassi un capitolo della mia tesi di dottorato dedicato alla “nuova” drammaturgia napoletana (Ruccello, Moscato, Borrelli) ? Avrei tanto voluto che il mio ex prof leggesse la mia tesi di dottorato (Il monologo nella drammaturgia contemporanea europea) dopo la mia discussione a Bologna nel 2018, ma non è stato possibile ahimè.

R. Facciamo così: io pubblico questa richiesta che mi fai e soltanto l'inizio del capitolo che mi manderai. Sono certo che il prof. Taviani leggerà anche il resto.

Monologhi d’autore nella nuova drammaturgia napoletana aldilà di Eduardo: Annibale Ruccello, Enzo Moscato, Mimmo Borrelli

Dopo Gli esami non finiscono mai (1973) di Eduardo De Filippo, la drammaturgia napoletana subisce un profondo rinnovamento attraverso il quale le dinamiche interne alia scrittura ed alle situazioni evocate dalla penna di Eduardo si traducono in una sorta di frenesia ancestrale, sotterranea, avanguardista e molto problematica che si sviluppa nelle opere di autori che, del mondo eduardiano, conservano certi tratti specifici tradotti, però, in una nuova forma di drammaturgia che, nel contesto contemporaneo, potrebbe rappresentare il vero rinnovamento della scrittura teatrale. Annibale Ruccello, Enzo Moscato e Mimmo Borrelli sono considerati i tre poli principali attraverso i quali descrivere una nuova tendenza drammaturgica, nel teatro partenopeo, che dal 1979 si sviluppa fino al nostro tempo (2017) in cui il teatro napoletano rappresenta, probabilmente, il vero centre della sperimentazione linguistica in campo drammaturgico poiché la Napoli teatrale contemporanea condensa da una parte il segno di una forte tradizione drammatica, inaugurata dalla Commedia dell'Arte, che segna una traiettoria perfetta dal modello pirandelliano ad Eduardo - passando per Viviani e Scarpetta - e, dall'altra, si manifesta in quanto risultato di un universo fervente di simbolismi, sviluppi e meccanismi rappresentativi che dagli anni Settanta generano uno scontro di linguaggi e immagini complesse.

Eduardo De Filippo lascia alle generazioni future napoletane una sorta di testamento drammaturgico che, innescato dal modello pirandelliano2, si declina a partire dalla fine degli anni Settanta del Novecento, in una generazione che reclama la propria «orfana» dignità, ovvero una generazione che, ereditando i grandi modelli inaugurati da Pirandello, Scarpetta, Viviani ed Eduardo, tende ad una scrittura drammatica che si sviluppa in un contesto di variegate sperimentazioni registico-drammaturgiche tese inesorabilmente a travalicare i mondi dell'intreccio eduardiano per proiettarsi ad un tipo di drammaturgia che fonde corpi e suoni e che si sviluppa come strumento per quella che Annibale Ruccello - uno dei massimi drammaturghi post-eduardiani - ed altri artisti, fin dalla seconda metà degli anni '70, definiscono come «Nuova Spettacolarità»…

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