Parigi, 3 febbraio 2022

Caro Nando,

nel farti gli auguri di lunghi anni ancora accanto a noi, che abbiamo avuto il privilegio di conoscerti, di ammirare la tua intelligenza folgorante, avvolta nel tuo inimitabile dandismo d’asceta indiano, e accanto ai giovani che verranno, e ti conosceranno attraverso la tua opera, altrettanto inimitabile, vorrei condividere due ricordi teatrali.

Una conferenza dei primi anni ’90. Tu eri letteralmente entrato in scena — un anfiteatro (dov’era ? a Bologna?)— con una grande valigia, dicendo « Mi sono messo ai tempi moderni! (intendevi il tempo degli audiovisivi, dei powerpoint). Ecco, io parlo, faccio l'audio. E qui c'è la parte visiva ». E avevi aperto la valigia, che era piena di cartoline ricevute dai quattro angoli del mondo, autorizzando i presenti a farle circolare nella sala: una montagna pazzesca di cartoline antiche e moderne piene d’immagini venute da luoghi lontani e vicini, ritratti, maschere, saluti, pensieri o citazioni, in tante lingue diverse.

Alla fine della conferenza avevi pregato il pubblico, con gentilezza e determinazione, di restituirtele : « Ridatemi i pezzi della mia vita ! ». Dicesti proprio così. E sei ripartito, sparito dietro le quinte con quella valigia da emigrante. Che conteneva viaggi tuoi.

Anni dopo, a Parigi. Ti rivedo venirmi incontro dal fondo della rue des Rosiers, dove abitavamo, e cominciare a recitare « Chi era con me nella grotta… — una poesia lunghissima. Ero sorpresa e commossa — Guarda, mi hai detto, che la so tutta a memoria, come le altre poesie di Michele ». E abbiamo continuato così, io in silenzio e tu recitando, fino in cima alla via, dove sento ancora la tua voce. Quella via, caro Nando — l’avevi percepito subito — satura di storie e d’emozioni, umile e dolente, è un teatro, partorito dalla pietà di un poeta.

Silvia

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